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A domanda...il cervello risponde

Le domande sono un potentissimo strumento per affrontare al meglio gli eventi belli o brutti che siano della vita. Migliori domande ottengono migliori risposte. In ogni situazione che lo vogliate o no, il cervello si pone sempre una domanda di base: "Cosa vuol dire questo fatto, situazione etc.?" La risposta che darete consciamente o inconsciamente vi porterà in una o nell'altra direzione.

La maggior parte delle risposte sono inconsce o per meglio dire, derivano da un vissuto, da un gruppo di esperienze che avete depositato nel vostro profondo. Questo perché in determinate circostanze è indispensabile prendere decisioni immediate e il cervello deve comunque avere sempre una risposta a portata di mano per poter decifrare all'istante quella che chiamiamo "realtà".

E' pur vero che in certi momenti, porsi una domanda migliore può fare la differenza. Di fronte ad eventi che possono all'apparenza sembrare negativi o che possono penalizzarvi, farsi domande del tipo: "Perché proprio a me?" "Quando finirà questa sfortuna?" e simili, non faranno altro che richiamare tutta una serie di risposte aventi contenuti ed immagini negative. Il risultato sarà cadere in uno stato d'animo ancor di più avvilente.

Porsi invece una domanda migliore, di qualità come ad esempio: "Come posso sfruttare a mio vantaggio tutto ciò?" oppure "Quale importante lezione devo imparare da questo evento?". non può far altro che mettervi in uno stato d'animo estremamente propositivo e pronti per far girare in una buona direzione il vostro cammino.

Dunque analizziamo le domande che spesso ci poniamo di fronte agli eventi di ogni giorno e se notiamo risposte che non ci aiutano ad avanzare nel processo di crescita, cambiamole senza esitazione alcuna.

Non dire no...

Quando cerchiamo di programmare il nostro inconscio, dobbiamo fare particolare attenzione all’uso della parola ‘no’. Vi chiedo di chiudere gli occhi e di non pensare, per i prossimi cinque minuti, ad un gruppo di ferocissimi leoni della Savana. Fatto? Ebbene sono sicuro al cento per cento che la vostra mente ha subito una vera e propria invasione di leoni è vero? Il meccanismo è fin troppo noto tra gli addetti ai lavori, il cervello in fase di programmazione, non legge l’istruzione ‘no’. Quindi ogni frase che contenga una negazione, viene tradotta in un’azione da fare.

E’ per questo che frasi del tipo ‘non fumerò mai più’, ‘non m’innamorerò mai più’ ‘non voglio essere più così grassa’ etc. sono destinate a trasformarsi da negative in affermative. I comandi devono essere inviati sempre ed esclusivamente in forma positiva, altrimenti il cervello provvede a tradurli a suo modo. Prendete un bambino alle prese con la sua bella bicicletta nel giardino sotto casa, arriva il papà e la prima cosa che gli dice è: “mi raccomando, fai attenzione a non cadere”, indovinate un po’ cosa suderà di lì a poco al povero bimbetto? Esatto, farà un bel capitombolo e magari il papà ci metterà pure un bel rinforzino sotto forma di ceffone per non aver prestato la dovuta attenzione.

Il no, va sostituito dove è possibile da affermazioni positive, quindi nel caso del bimbo e della sua bici, il papà avrebbe potuto limitarsi a registrare anche un lieve miglioramento del figliolo ed elargire dei complimenti e l’incitamento a persistere nella pratica. Ove l’applicazione di affermazioni positive non sia possibile, il ‘no’ va sostituito con altre parole tipo queste: rifiuto di, smetti di, evita di.

Altra regola di fondamentale importanza è la coniugazione del tempo del verbo. Il cervello non prende sul serio comandi che fanno riferimento al futuro. Dire: ‘domani smetterò di fumare’, non sortirà nessun effetto. Lo stesso per una frase del tipo: ‘succeda quel che succeda, io non permetterò a nessuno di trattarmi così’. In questo caso il cervello oltre a non recepire il no, non riesce a capire quando dovrà applicare il comportamento o meglio traduce il ‘permetterò’ come un impegno a valutare la situazione la prossima volta che si presenterà. Anche in questo caso, il modo giusto è quello di impartire ordini a partire dal presente, da subito. Immaginarsi di vivere come se il proposito si sia già avverato.